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Primi Sintomi Della Depressione
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Primi Sintomi Della Depressione


Molto si parla di depressione, ma non sempre la si riconosce nelle sue primissime fasi, quando potrebbe essere curata con più facilità. Ciò dipende dal fatto che non sempre sono noti i segni con cui appare. Si pensa che il depresso sia perennemente triste, svogliato, che pianga spesso e non si alzi dal letto.

A volte è così, ma non sempre, soprattutto nelle prime fasi della malattia. Vi sono forme di depressione dove addirittura la persona appare agitata, attiva e desiderosa di contatti sociali: in realtà si tratta del tentativo di contrastare l’umore depresso. Infatti all’inizio la depressione riguarda solo la percezione intima di sé e del proprio stato psichico: la persona che sta diventando depressa sente dentro di sé che qualcosa non va per il verso giusto, ma fatica a comunicarlo, non sa che parole usare e forse si vergogna perché teme di sentirsi dire “non è niente, basta un po’di volontà e tutto passa, non vedi che bella vita hai?”. Già, perché la depressione non ha niente a che vedere con il tipo di vita che si fa: ci sono persone che hanno una vita difficile e non diventano depresse, altre che hanno oggettivamente una vita facile e si ammalano. La depressione infatti nasce quando, in una personalità predisposta, diminuisce il buon funzionamento di certe sostanze come la serotonina e si insediano atteggiamenti mentali che portano ad un circolo vizioso. Bisognerebbe imparare a non dire mai frasi banali come quelle che ho riportato: con quelle frasi non solo non aiutiamo il depresso, ma addirittura posticipiamo il suo arrivo alla cura perché lo induciamo a credere che sia lui “colpevole”di non star bene. Questo è il motivo per cui spesso non si riconosce la depressione dopo il parto o nella giovinezza, perché si fatica a credere che dopo un evento così bello la madre possa non essere felice, o che un giovane stia male in un momento della vita che appare ricco di promesse. I primi segnali visibili possono essere disturbi del sonno (troppa voglia di dormire o insonnia), ma anche un cambiamento nelle abitudini alimentari (scarso appetito o grande e insolita voglia di mangiare). Può essere un eccessivo uso di televisione o computer (che dà l’illusione di fare qualcosa mentre invece si è totalmente passivi ed isolati) oppure la difficoltà a fare cose elementari (una telefonata, una piccola incombenza domestica). A volte si tende ad isolarsi, altre non si tollera la solitudine. Compare sempre stanchezza (scambiata per pigrizia o mancanza di vitamine) e la sensazione che tutto sia faticoso. Si fatica a prendere anche piccole decisioni (e questo viene scambiato per scarsa personalità) e si tende a rimandare le cose da fare. Per contrastare la stanchezza e il disagio psicologico si tende ad assumere sostanze tonificanti o rilassanti: tanto caffé o qualche bicchiere di troppo, nell’illusione che possano ridare benessere ed energia. Ovviamente ciò non fa che peggiorare i sintomi, soprattutto la difficoltà di concentrazione. Peggiorano anche l’irritabilità, altro sintomo delle fasi iniziali della depressione, etichettata come “brutto carattere” o “ansia”, spesso trattata con ansiolitici che in realtà peggiorano la depressione e comunque non la curano. Non tutte le forme depressive sono uguali. A volte si accompagnano alla sensazione di essere perseguitati da un destino avverso, altre dalla sensazione di essere colpevoli di qualsiasi cosa accada ai propri cari. A volte dalla sensazione di non essere amati da nessuno, altre che nessuno sia degno di essere amato. A volte dalla sensazione di non valere nulla e di essere solo un disturbo per gli altri; o, al contrario, di non essere apprezzati abbastanza. In ogni caso la persona che si sta ammalando di depressione non riesce più a dare senso alle cose che fa anche se continua a farle ( ed è per questo che nessuno si accorge di ciò che sta accadendo). Che fare? Prestare maggiore attenzione a sentimenti e segnali senza dare giudizi, senza banalizzare. Un precoce riconoscimento della depressione permette di poterla curare con maggiore facilità, limitando l’uso di farmaci o anche senza ricorre a farmaci. Vi sono infatti tecniche psicoterapeutiche che insegnano a modificare il proprio atteggiamento mentale e ad instaurare un “circolo virtuoso” che riequilibra gradatamente il tono dell’umore con positiva influenza perfino sui meccanismi biochimici.